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mercoledì, 11 giugno 2008
 

istuàr del blog querido, lettera aperta e saluti

Queridos,
quando arriva la stanchezza è giusto che uno taccia e vada a riposarsi. Anche se la musica continua. Meglio fermarsi, uscire dalla ronda invece di fare parlare la stanchezza e non farsi più capire. Questo è il consiglio che già mi sono data  altrove e che seguirò anche qui.
Questo ho capito. Come la pera che si stacca dal pero, sono pronta.
E vi ringrazio per avermelo fatto capire. E' stato faticoso (e mi spiace se ad alcuni di voi sono sembrata eccessiva), ma tanto liberatorio! 
Ora mi è tutto chiaro: sono satura. Allergica.
Due anni e mezzo orsono questo luogo insolito (e spesso divertente) fu aperto da me per puro caso, spinta dalla personale necessità di dare spazio e visibilità tanguera ai bei post della mitica Manginobrioches; le cose che raccontava di tango erano tanto belle, ma  poco comprese nel suo blog frequentato soprattutto da non tangueri.
A me piaceva molto leggerle (la Brioscia scrive assai bene) e mi dispiaceva che si sentisse scoraggiata a scriverne ancora. Mi pareva un delitto.
Così, per incoraggiare lei e non solo lei, nacque la milonga virtuale.
Nacque dall'esigenza pratica di trovare un posto in cui scrivere e leggere cose di tango, con semplicità, così come viene, senza il condizionamento o il pregiudizio di un'appartenenza associativa, di "loghi" comuni, di competenze in merito. Per condividere liberamente.
Un posto aperto. Un posto dove ci si potesse sentire liberi di dire e di scambiare, senza troppi pregiudizi. Questo fu lo spirito di partenza. Uno spirito che è esistito, non è stata una mia invenzione, e nemmeno un mio merito. Forse, all'inzio, questa è stata la necessità primaria condivisa da coloro che arrivavano qui, con post e commenti di ogni sorta... emotivi, tecnici, grotteschi, delicati, curiosi, ingenui, esaltati, insicuri, melodrammatici, contraddittori, comici, poetici quasi, persino visionari.  
Confesso che mi divertivo assai in questa ronda di voci, leggera, assai variegata, eppure partecipe di uno spirito simile, d'ascolto e di curiosità reciproche. 
Forse perchè le cose inziali sono sempre le migliori, hanno come un'energia sana, ancora buona. Sarà per l'ingenuità fiduciosa che le caratterizza così lontana dalle beghe di settore, priva degli smaliziamenti che prima o poi sopraggiungono e cambiano la fisionomia delle cose.
Quando qui cominciarono i venti di polemica (motivata o gratuita), inevitabili e prevedibili, si tentò di non fargli fare troppa corrente, accettandoli per quello che sono: altre diversità. E cambiamenti.
Io avrei preferito (e ancora preferisco) una milonga autogestita, senza la necessità della cosidetta "moderazione", soprattutto perchè -  contrariamente a quello che può sembrare - moderare  è un ruolo che non mi piace; di mio  sono smoderata e selvatica e mi pesa assai dovermi moderare, soprattutto con persone che non mi piacciono. Mi viene male. Strido. Lo so bene.
Ma - essendo io quella con le chiavi della milonga che se n'è andata in giro ad ascoltare voci sconosciute e a fare mirade virtuali -  ho presto capito che questo ruolo di "moderatore" era necessario alla gestione e che dovesse prevalentemente essere mio. M'attoccava. Anche se io ho sempre preferito pensare di partecipare, come tutti, a una milonga aperta a tutti.
Il mio pallino fisso è stato sempre quello di lasciare l'ingresso libero, anche alle cose sgradite, senza filtri, selezioni o censure. 
Questo perchè il ghetto tanguero mi ha sempre messo tristezza, nel reale come nel virtuale. E l'ambizione (più o meno riuscita)  è sempre stata quella di evitarlo.  Per questo a un tanguero nuovo e sconosciuto (qui come nel reale) dirò sempre BIENVENIDO, ancor prima di sapere come tanga.
Le cose oggi sono cambiate. Non so perchè.
Non so ancora se le cose sono cambiate oggettivamente o soggettivamente. Credo entrambi.
In questo momento non riesco a capirlo. La mia saturazione di tangotelematico non mi fa essere lucida. So solo che non trovo più gli interlocutori con cui mi piaceva scambiare anche pensieri contrapposti, ma almeno con un modo di sentire e un linguaggio  affine. E so che la mia intolleranza verso le cose e persone  che non mi piacciono è ormai "immoderabile", esasperata.  Mea culpa. Piuomeno.
Come quando in milonga ti guardi intorno e non è presente nessuno dei ballerini con cui condividi il "tuo" tango e sai che al tango dei conoscenti presenti hai poco da dire, da dare e da ricevere. Non sai  fare nemmeno più lo sforzo di fartelo piacere. E allora che fai? Smetti di andarci, almeno per un po',  per non sentire il fastidio di sentirti quasi estraneo in una situazione che un tempo era tanto familiare.
Ecco, io qui mi sento sempre più estranea.  E forse è così. I miei amici - quelli con cui condivido -  latitano. Forse si sono stancati prima di me di un posto che non è più lo stesso.
Qui, negli ultimi tempi, mi sento sempre più risucchiata a fare, dire ed essere cose che non mi va di fare, dire ed essere. E non mi va  più di moderarmi e nemmeno di smoderare.  Motivo per cui ho deciso di non replicare più ai commenti che mi ispirano sincero disprezzo o semplicemente devestante noia. Noia persino di me stessa. Insomma qui ballo un tango che non mi piace neanche un po',  che non m'appartiene, che m'annoia e mi stanca.
Non mi rimane che arrendermi all'evidenza: l'obbiettivo iniziale ha dato i suoi frutti, belli, ma è stato consumato. Ora è rimasto ben poco di ciò che m'interessa. Non mi diverto più. Me so' scucciata di quello che c'è e pure di me, mi arrendo. Metto le zapatos nel sacchetto e vado a casuccia.
Qui un tempo si prendevano boccate di ossigeno tanguero virtuale. Ora manca l'aria.
Forse è una mia paturnia personale, sono satura di blog.  Forse è sintomo di quel malessere sempre più profuso anche nel tango reale.
L'ho già detto: mi ci vorrebbe un'oasi protetta lontana dal trucidume elitario, dal becerume morale, dal mafiosettume tanghistocratico, dal settarismo egocentrico, dalle mitomanie nane, dallo sterilismo vanesio, dai disturbismi ipertrofici, dal chiacchieriglio acidoso, dal bisnessume dilagante che appesta e intossica il Tangum Nostrum  coltivando in esso, come fossero qualità, gli aspetti più deteriori di certa umanità meschinella, misera, povera di anima. Un'oasi di ecotango dove le persone non sono personaggi (spesso malriusciti) ma sono ancora voci e pensieri veri, autentici.
Io dentro di me continuo a coltivarla questa oasi protetta, anche se non è più qui.
E pazienza, sarà altrove. E saranno ancora abbracci.

Agli amici miei reali e virtuali.
A quelli che prima furono virtuali e oggi sono reali.
Alle anime belle con cui ho rondato per lunghissimi commenti.
A quelli che hanno accettato il mio invito, risposto alla mirada
A quelli che non ho mai conosciuto e che mi sono piaciuti per il loro modo di commentare, di essere, per i loro tic.
A quelli che hanno anteposto la condivisione all'avarizia, l'ascolto vero al monologo sordo.
A quelli che sono stati zitti a leggere senza sentire il bisogno di commentare.
A quelli che mi hanno capita subito, senza che dovessi spapellare un papiro di spiegazioni.
A quelli che hanno resistito alle provocazioni senza reagire.
A quelli onesti che hanno chiamato le cose col loro nome.
A quelli tanto diversi da me che sono riusciti a farmi vedere le cose da un altro punto di vista nonostante la mia capatosta.
A quelli generosi che sanno lasciare il passo, la battuta, per solidarietà.
A quelli che hanno gusti tangueri diversi.
A quelli che mi hanno regalato una musica o la spiegazione di una parola.
A quelli che hanno superato il pudore di raccontare le emozioni.
A quelli che non si sono nascosti dietro i saperi o gli anonimati.
A quelli che si sono esposti, così come sono, sin miedo ni verguenza.
A quelli che ci hanno messo attenzione prima di scrivere.
A quelli che hanno trovato la battuta giusta.
A quelli che si sono dispiaciuti di averla sbagliata.
A quelli che hanno attraversato la gioia e la noia della milonga virtual.
A quelli che si sono affezionati a questo posto.
A quelli che qui si sono sentiti queridos ...

hasta la milonga, siempre!



mercoledì, 04 giugno 2008
 

omo(?)tango...


Bhè... mi chiedevo se l'immaginario tanguero (e non), col passare del tempo, si fosse arricchito di nuove fantasie. L'interrogativo mi è venuto in mente guardando questi due giovanottoni tangolottare a colpi di virile capoeira ma col corpo dei californiadrìmvaròn. Forse sì, chissà. Lo chiedo a voi.

Il fatto è che per anni il cinema (l'immaginario cinematografico)  ha rappresentato, ripetutamente, in film diversi sempre lo stesso leit-motiv del tango pesudosaffico (e anche pseudotango) con la bionda e la bruna sofisticate (in puro stile Lempicka) anni '20  che languidamente fanno una mezza camminata con "apertura all'americana" o au reverse lanciandosi occhiate insinuanti a uso e consumo del guardonismo  di un  terzo personaggio reale o immaginario (presente o assente) e prevedibilmente maschio che le guarda, le mira e le brama.



vedi scena saffotango in FRIDA QUI >>
vedi scena saffotango Head In the Clouds QUI >>


Che veramente si stiano raggiungendo le pari voyeuristiche omotanganti opportunità ? 

(p.s. mentre lo chiedo non  lo penso neanche un po'... )