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mercoledì, 30 aprile 2008
lunedì, 28 aprile 2008
Uomini e donne nel tango, così come nella vita, hanno modi di sentire differenti. L'idea è che se un uomini e donne sapessero cosa può rendere più o meno gradevole un tango per il proprio partner di ballo, tutti ne trarremmo beneficio.
Due banali esempi: gli uomini spesso provano un senso di disagio nel ballare le pause, e cioè quei momenti di "intima immobilità" che per le loro compagne risultano assolutamente imprescindibili, in particolare su orq. come quelle di Pugliese o Di Sarli; per le donne è talvolta difficile rinunciare al primato dell'estetica per dedicarsi completamente al proprio ballerino (che invece non aspetta altro...).
Basterebbe dirselo, ma non sarebbe certo elegante, a conclusione di una tanda, congedarsi con: "tanghi veramente gradevoli...mi hai dato l'emozione d'un carrello della spesa in un affollato ipermercato di sabato pomeriggio...grazie!" o di contro "tutto bene...è solo che avrei necessità di una pomata per un risentimento muscolare sulla spalla destra, dove hai poggiato per dieci minuti tutto il tuo amorevole peso!".
Dopo un primo post in cui raccolsi le osservazioni dei tangheri, ne nacque uno molto più complesso (...) che sintetizzava le critiche che avevo udito in milonga da parte delle tanghere.
Contrariamente a quanto mi potessi aspettare, nelle valutazioni delle tanghere la parte tecnica è quasi totalmente in sottordine. Fermo restando che il ballerino che si muova senza seguire la musica o strattonando la propria partner gode in genere di scarso successo, le tanghere sono più sensibili alla "sensazione generale" del ballo.
Parlano di quei ballerini che le consentono di abbandonarsi, di non pensare, di quelli che trasmettono dolcezza e sicurezza nell’abbraccio; sono spesso più attente alle pause che ai movimenti, al quello che succede tra un passo e l'altro (...come diceva un famoso ballerino).
Desiderano una guida decisa in modo da potersi lasciare andare. Quei minuti di tango sono vissuti come una gradevole e talora giocosa parentesi in una giornata passata a sgomitare per farsi largo nella vita. Un momento in cui talune si riappropriano della loro femminilità, in cui vogliono sentirsi “regine”, almeno per la durata della tanda.
Le distinzioni tra ballerini esperti o principianti o altre differenziazioni stilistiche sono più o meno irrilevanti; sembra che conti solo come il ballerino riesca a farle sentire durante il ballo, se più o meno bene.
Sicuramente questa raccolta di osservazioni è incompleta e le mie impressioni "approssimative" ma ciò che mi sembra di intuire è che anche nel tango per noi uomini è veramente difficile...
Massitango
(con un grazie particolare a Farolit per il gentile invito a riproporre il post anche in questa milonga virtuale)
domenica, 27 aprile 2008
giovedì, 24 aprile 2008
Madàm, signora ricca, un giorno incontra il Tango e decide che 'ciò che lui è' le piace. Lo vuole.
Non decide di appartenergli, decide piuttosto di possederlo. Solo per sé. E fa di tutto per averlo, tutto ciò che le consente la sua caparbietà e i suoi potenti mezzi. Non sa come, ma sa che un giorno il tango sarà suo.
Il Tango all’inizio ignora (o forse no) le vere intenzioni di Madàm e si rivolge a lei come a tutti, con la stessa disponibilità e anche con le stesse richieste di umiltà paziente, di attesa, di regole non scritte.
Madàm ricusa il colpo, lei trattata come tutti (come il suo parrucchiere, come la maestrina di sua figlia, come un qualsiasi odontotecnico… quel damnage!) ma accetta le condizioni del Tango. Almeno simula. Tutto pur di averlo per sé. E’ una prova d’amore andare a lezione in luoghi che nemmeno sapeva esistessero nella mappa della sua città, in palestre sgangherate senza nemmeno un appendisoprabiti, e stare lì, estranea a tutto, e mescolarsi a gente di ogni sorta, così diversa da lei, lei così diversa da loro… Ma per amore questo e altro. Anche andare a ballare in luoghi di gusto pessimo, così fuori mano, così alla portata di tutti… con quelle orribili noccioline in coppette dozzinali ancora più orribili, mentre lei sognava di averlo un giorno tutto per sé e di portarlo in luoghi alla loro altezza, marmi stucchi e gourmet di primo livello.
Madàm, seduta ai bordi della milonga, sorride con un fintoumile sorriso di plastica e sa che tutto quello è un passaggio, che un giorno tutto cambierà, il Tango si accorgerà di lei, del suo fascino di Signora (anche se dovrebbe essere evidente che in tutta la milonga non c’è una più bella, più trendy, più charmant di lei, anche di quelle così bravine a muovere i piedi e così sciattone nel vestire, roba da bancarella e si vede!) e, finalmente , le restituirà tutto l’amore che ora pretende. Perché è davvero una grande pretesa del Tango che lei balli persino col commercialista di sua cognata, il quale se la sognava un’occasione così, che assurdità che il suo irraggiungibile corpo perfetto si mescoli a quello di gente così, così lontana dalla sua gente, così poco interessante… Ma lei mica l’abbraccia davvero, nooo, sopporta tutto questo paziente, in apnea, come una via crucis transitoria. Finirà prima o poi.
E così… succede che un giorno il Tango si accorge di lei. Anche grazie a tutte quelle lezioni private, tante ed esclusive, ben pagate.
Madàm è generosa col Tango, gli apre i comodi e lucenti saloni del suo mondo. A spese sue s’intende. É la sua mecenate. É la chiave di accesso per luoghi piacevoli a cui il Tango, da solo, non avrebbe avuto facile entrata. Milonga nella gran villa au bord de la piscina con ostriche e Chablis, Milonga al teatro con un intera orchestra che suona dal vivo, Milonga al castello, Milonga a palazzo, Milonga al circolo, Milonga al vernissage, Milonga a cinque stelle, Milonga ai piani alti… finalmente! Finalmente… lontani dal bajofondo. Finalmente (come lo aveva desiderato) il Tango l’abbraccia, la sceglie, lei unica, e il loro passo griffato scintilla sotto gli occhi ammirati (e anche invidiosi sì!) di tutti gli spettatori seduti a guardare. Ad applaudire, un po’ spaesati, aldilà del vetro. Serata indimenticabile... Madàm è unica. Ci fa sognare! Brava, bella. Hai visto che vestito. Che catering. E che bravi i musicisti. Il maestro ha ballato solo con lei. Anche se noi abbiamo ballato poco… fa niente, è bello anche guardare.
Madàm è al centro, il Tango è suo. Ora lui ha il vestito che dice lei: tangobontòn. Perché il vestito è importante, dice chi sei. E dice chi non sei, chi non sai essere. Lei invece lo sa.
Eppure, nonostante questa aristocratica evidenza, alcuni fingono di non sapere chi è lei; c’è sempre chi si permette di guardarla con un che di supponenza negli occhi, di parlarle con un che di ironia nella voce. Gente malevola e ignorante che non sa riconoscere lo stile quando lo incontra. Gente che non serve allo spirito della serata. Gente che intacca la visione del tango di Madàm, lei che lo ha preso dai piani bassi, come un diamante grezzo, e con grande umile lavoro personale lo ha ripulito da quel puzzo di milonga, lo ho profumato e reso splendente, innalzato a dove è ora, dove può davvero brillare. No, non può rischiare di abbassare nuovamente il livello da cui lo ha strappato con tenacia. Occorre fare una selezione, onesta e sincera. Senza cedimenti.
Il Tango da solo non sa farla, non ci riesce, non è stato educato a fare certe cose. Lo aiuterà lei d’ora in poi. Per il suo stesso bene, deciderà “chi sì e chi no”, “chi entra e chi sta fuori”, e finalmente ci sarà un tango selezionato, un tango col pedigree, perché le cose davvero belle non possono essere apprezzate da tutti, ma solo da quelli che sono predisposti per educazione e gusto, per ceto d’appartenenza e classe innata. E lei in questo è maestra. Pochi ma buoni e tutti amici, questi saranno gli invitati alle sue feste tanguere. Sì feste, non chiamiamole più banalmente milonghe, ma modestamente “feste”. Oppure, meno modestamente, “eventi”.
Madàm costruisce una campana di vetro per sé e per il Tango, il suo tango. E vive lì sotto, protetta dai suoni che riconosce: una piccola corte di complimenti compiacenti. Serena nello scintillio chic dei suoi bicchieri di Boemia, nell’arcobaleno delle sue mille danzanti zapatitos che neanche Evita.
Paga dei suoi passi precisi nel compas, del suo abbraccio senza abbraccio. Del suo tango senza milonga.
Ma sotto la sua campana a volte manca l’ossigeno, e così, senza che lei se ne accorga, certe notti il Tango si alza silenziosamente da quel letto di bambagia e scappa di nascosto verso il vecchio bassofondo, scappa famelico a fare incetta di abbracci con abbracci, a mescolarsi con tutto e con tutti, con le differenze nuove e con le scarpe vecchie, con le incertezze e le sorprese, coi mostri e con le cenerentole, con i lupi e con le stelle, con le verità senza fiction, con le regole accolte e con gli errori di tutti, con le scelte fatte e con le occasioni possibili, possibili solo lì: nella milonga.
Poi all’alba, saturo di libertà, il Tango torna alla sua trappola di piume. Hai dormito bene tesoro? indaga Madàm vogliosa per quel profumo che gli sente addosso. Benissimo... risponde il Tango con gli occhi languidi e con addosso l’odore di Milonga. Poi, generoso e bugiardo, fa l’amore con lei.
venerdì, 18 aprile 2008
Insomma accade...
Anche dopo tanti anni di tango.
Accade di stupirsi di un movimento che prima non c'era.
Avete presente quel tipo di movimento che non viene mai (mai come vorresti) nonostante gli sforzi per apprenderlo, nonostante l'applicazione caparbia, la buona volontà che si ferma soltanto davanti al limite saturo della frustrazione ripetuta nella mancanza di risultato?
E poi... quando meno te lo aspetti, quando non ci pensi più, sei lì una sera qualunque che ti balli il tuo solito tango, senza aspettarti niente... ecco che accade: il movimento appare, fluido, riconoscibile, compiuto, lui.
E a quel punto, stupito, ti piacerebbe avere la moviola del tuo stesso corpo, rivederti a rallenty, poter fermare i movimenti.
Riconoscerti fotogramma per fotogramma e dire: "sono io, è lui, siamo noi"
E accade anche che quel movimento fiorito perfetto, lì per lì, non scompaia un secondo dopo come una meteora casuale, ma rimanga con noi, così com'è, esatto e riproducibile, per sempre.
Sono le gioie inattese del tango.
Quelle di un qualsiasi comune ballerino, che mai "comune" non è.
E voi queridos,
vi siete mai stupiti di un movimento che prima non c'era?
postato da farolit |
18:00
| commenti (44) dedicato, lezioni di tango, flash-dance, videotango, alma de tango, quelli che il tango, meditango, voglia di tango, hasta la milonga, vita da tango, acrobatango, paseos
mercoledì, 16 aprile 2008
E' che gli uomini non hanno volti.
Fantasmi di carne invadente. Energia di busti tronchi. Equilibrio di gambe che calibra i tuoi pesi e la tua leggerezza.
Per lo più non hanno neanche un nome.
Un nome non è necessario.
Qualcuno si sorprende se lo chiedo. E io lo chiedo sempre. Ché nei nomi le persone prendono forme.
Forse anche per questo è così poco importante chiamarsi, sulle derive del tango.  Sulle derive del tango sono arenate scorte scarse di parole. Scarnificate come quelle dei riti. Scheletri meccanici che mettono in moto la danza e sfumano i volti con l'alito che le pronuncia. "Balli?" "Sì" "Grazie" "A te".
Sulle derive del tango stanno ormeggiati i lineamenti dismessi dei volti altrove noti.
Dai bordi della pista riconosci ciascuno, e ogni corpo ti passa accanto intermittente, ma sempre portandosi inchiodato in cima l'emblema di un volto.
Nella danza tutto si dissolve.  Resta una vaga fluorescenza dove è sforzo vano immaginare occhi, naso e bocca.
Non ci son visi che ondeggiano, sulle derive del tango.
Ogni uomo è il suo corpo. Il suo passo.
Per qualcuno una spinta, per altri un flusso di pura energia, magia quasi indecente, e un silenzio che chiude come silicone le fessure che la musica consente.
Ciascun ballerino è un fantasma, sulle derive del tango.
Un corpo che si incolla, un volto senza nome, un naufragio di vele a spillo orfane di porto.
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