Be', mentre ero lì indaffarato nel cambio di stagione, nella mia anticamera del cervello, a ripiegar ben bene i miei pensieri: semplici da una parte complessi dall'altra, leggeri sopra e pesanti sotto, pensierini per gli amici di quà, pensieri per soli uomini di la, etc... etc...
Di colpo mi ritrovai a dover fronteggiare pensieri alla rinfusa , messi lì in una cesta in un angolino, sicuramente scordati da me ( Mmm c'è anche qualcun altro che ci mette le mani mi sa, ma lasciamo perdere).
Sai sono quei pensieri che ti vengono cosi', senza che li cerchi, si , lì per lì, li ascolti ma poi non sapendo come catalogarli, li butti nella cesta riproponendoti quanto prima di trovargli una sistemazione adeguata.
Solo che poi te ne scordi e quando ci metti mano, è un gran casino.
L'ho trovato cosi', in mezzo a pensierini delle balle tipo: devo andare dal barbiere, quale argomento tirerò fuori per stupirlo? Lui era un pensiero importante, non poteva star li a prender polvere in mezzo agli altri, buttato nel dimenticatoio come un pensiero qualunque.
Ora nel raccoglierlo, mentre lo tiravo fuori dalla cesta, piano piano, mi venne in mente quella riflessione fatta molto tempo addietro: vantaggi, svantaggi e rischi di un rapporto coniugale nel tango argentino.
Il tutto iniziò un lontano giorno, poco più che principiante io, lei già nata brava.
Milonga straniera, non di torino ( era genova), mentre portavo alle labbra per sorseggiare il mio bicchiere d'acqua ghiacciato di 45 gradi alcolici, vidi di spalle la mia ballerina (compagna, moglie e mamma) che ballava con un gran bel ballerino. Passarono davanti al mio tavolino e neanche il tempo di bagnarmi le labbra, che vidi il viso della mia compagna: porca miseria. Non l'avevo mai visto cosi'. Ballava con gli occhi chiusi, coccolata fra le braccia di questo straniero (forse meglio straniero che di casa), spalmata su di lui come fosse una seconda pelle. Nel mio bicchiere cominciava a sciogliersi il ghiaccio dal calore che emanavo, la mia mano si era bloccata all'altezza della bocca, mi sembravo un perfetto baccalà.
Si gli occhi chiusi, tante ballerine ballano con gli occhi chiusi ma ci sono occhi chiusi e occhi chiusi.
Lei dava un'emozione aggiunta a quegli occhi chiusi, il sorriso appena pronunciato, la testa china di lato a cercar la sua, il suo volto coinvolto su emozioni superiori e la sua mente si lasciava andare a chissà quali pensieri ( non li volevo sapere).
Non sapevo più come mettermi seduto sulla sedia, un attimo prima era comodissima e adesso?
Cosa stava succedendo? Uè, è un attimo la scintilla, non scherziamo.
Ritrovai un sorriso di circostanza, preso in prestito da qualcuno che me lo aveva appiccicato pure malamente.
Bè verrà a sedersi, finiranno questi tanghi e poi cosa mi racconterà: storie, mi racconterà solo delle storie. L' aspetto al varco. Devo far finta di niente cosa c'è di male? niente ! Appunto.
Non deve accorgersi di niente. Appunto.
L' ultima nota e il final... o staccatevi, ma quanti secoli ci vogliono per staccarsi.
Arrivano ( l'accompagna al tavolino, gentile lo straniero), tranquillo, sorrido anch'io.
La mia(?) compagna si siede al tavolino, prende il bicchiere e dice: ma non potevi farti mettere un po' di ghiaccio? Non ci casco vuole la rissa, non può accorgersi che sono agitato.
Lei: ma se sei stato seduto, come fai ad esser tutto sudato?
Porca miseria se ne accorta.
- Ascolta, chi era quello li? No, perchè balla bene vero?
Lei: si da Dio!
- Ah
- E perchè chiudevi gli occhi e gli occhi eran sconvolti e il volto era coinvolto e superemozioni superiori che sembravi imbambolata?
Uè, è un attimo la scintilla!
Lei: Aldo che stai dicendo, non ho capito niente di cosa stai parlando?
- No, è che ti ho visto con un trasporto, ma con me balli con gli occhi chiusi?
Lei: si sempre.
Ah.
- Ma con il trasporto?
Lei: si con l'autobus. E ride.
Si, si non ridere, guarda che la scintilla è un attimo.
Tempo dopo, ma molto dopo, penso di aver sentito anch'io l'emozioni che sentì la mia compagna, quella notte con lo straniero.
Spero in cuor mio di aver fatto accarezzare anch'io, a qualche ballerina per il mondo, le emozioni più belle che il tango ogni tanto ci regala.
La coppia nel tango è sempre sul chi va là?
No, il tango arricchisce la coppia, la ossigena, gli da adrenalina.
Certo ci sono mille fattori che entrano in gioco, può diventare un campo di battaglia, o un'oasi di tranquillità, a secondo della maturità e della ricerca della coppia.
Il pepe non manca. E poi, rischia di più lei o di più lui?
Si, lui può invitare quante ballerine vuole, le può scegliere, selezionare per capacità, per bellezza, per età, etc..etc...
Sembrerebbe cosi' che sia lei a rischiare di più di lui, ma non è cosi'.
Lei, anche se fa' tappezzeria tutta la notte, lei è la regina: lei è l'ape-regina.
Quando vuole un fiore, lo sceglie e ne assapora l'essenza, con tanta, tanta lentezza.
Ciao L'illustra...
E così ci avviamo al treno dopo una nottataccia infame in cui l’unica cosa positiva è la nausea cagna che se proprio fossi dovuto andare a lavorare il giorno dopo comunque non ce l’avrei fatta, e quindi stacco tutti i telefoni e mi addormento, mettendo la sveglia alle 13 del giorno dopo. Mi alzo puntuale alle 14:30 col naso che mi si sta chiudendo e poca voglia di farmi sti 600 kilometri che quasi quasi telefono a me stesso, mi do malato e mi ficco a letto per il secondo finesettimana consecutivo; invece parcheggio a San Lorenzo e scalo via marsala a piedi fino al bar in cima, di fronte alla stazione.
Un messaggio dei soliti beninformati ci informa che il Santo Padre questa sera interverrà alla Comuna Baires per parlare della difficoltà dei cattolici nel praticare il tangonuevo. E.P., da periodista di razza qual’è, detta prontamente la risposta direttamente alle rotative: Pare siano le prese di posizione di influenti nuevisti, primo fra tutti Ciccio Fronzoli, alla base dell’ultimo comunicato con cui la Santa Sede ha declinato l’invito alla serata neotànghera meneghina. Indiscrezioni vogliono che il Pastore Tedesco, insofferente, sia sbottato: “Qui vogliono mettere la museruola alla retta dottrina”, e abbia quindi ritirato la disponibilità nei confronti dei Comunardi.
In compenso, pare che Mastella in persona abbia insistito perché fosse assunto, in qualità di musicalizador, un fratello del cugino del cognato di suo suocero. Quindi la nebbia si addensa fitta intorno alla prima serata di trasferta.
Visti gli auspici, all’altezza di Bologna diamo inizio alle danze con tre minibottiglie di barbera…che sono un miracolo di-vino…in senso trinitario, ovviamente: insieme ne fanno una normale da 750 cc, ma costano come una magnum di Veuve Cliquot del 1971. Cheffexpress ringazia. I nostri fegati, no. I portafogli iniziano un pianto destinato a concludersi non prìa del 27 del mese. Di Febbraio. Del 2009.
Sbarchiamo con venti minuti di ritardo e ci fiondiamo a casa di M. che ha ordinato la cena x tutti …Milano ci accoglie a pesci in faccia, ancorché crudi: siamo in 6 e M. serve del Sushi, accompagnato da ben 3 bottiglie di bianco…quota di partecipazione: 20 euri a cranio ! Lo sguardo di E.P. mi informa che il suo subconscio si sta di certo chiedendo quanti cazzo di chili di pizza nonché litri di birra si possano comprare con ben centoventi euri. Per vendetta sbevazziamo tutto lo sbevazzabile presente in casa di M., compreso del succo d’arancia che correggiamo alla sambuca, non mi ricordo più se per rendere bevibile l’uno o l’altra. Quando oramai in frigo restano solo bottiglie di un liquido che, per quanto assomigli incontestabilmente alla vodka, è decisamente acqua, capiamo che è ora di muovere verso la Comuna.
Arriviamo in zona grazie allo zio Tomtom, in dotazione alla Clio di C., la quale, una volta scesa, imbocca con sicurezza un vialetto buio. La seguiamo. Due ragazze seguono noi. Ok la direzione è giusta. Il vialetto termina di fronte a un muro. Ok, la direzione é sbagliata. Chiediamo alle ragazze. Le ragazze seguivano noi convinte che sapessimo la strada. Si brancola nel buio. Poi si trova la via, tuttaltro che retta.
Il posto è pienissimo. Immagino tutte quelle persone perse nella nebbia in cerca dell'entrata. Sorrido.
In un grande ambiente illuminato appena dopo l’ingresso molta gente chiacchiera, beve e mangia; il resto balla in una sala quadrata semioscurata. E.P. mi si esalta:
- magnifico ! ce l’avessimo a Roma un posto così…
- così come ?
- un locale dove si può mangiare da una parte e ballare tango dall’altra…con tutta questa gente…
- Presidè, qua ci stanno al massimo due empanadas rinsecchite, e di là si stanno certamente agitando a ritmo, ma non mi pare tango
- Uhm…eh, già ! …beh, comunque c’è un sacco di figa !
- Vero…ce l’avessimo a Roma un posto così !
Comincio a muovere il culo a ritmo purio. E.P. incassa 5 no di fila, confermando le anticipazioni che parlano di notevole spocchia nelle donne indigene (autoctone e non). Fiutata l’aria, opto per la “regola dell’amica” che recita: in ambiente estraneo e potenzialmente ostile allo straniero è talora opportuno aprire le danze con un’amica, purché di buon livello, in modo da rassicurare la fauna locale sulle proprie capacità. Ne consegue che mi ballo C. per due tande consecutive. Funziona e tutto fila abbastanza liscio. Abbastanza:
- Presidè, com’è sto mojito ?
- Buonobbuono !
- …
- …
- È ‘na merda, eh ?
- È ‘nammerdé 'nammerda !
Durante una magnifica tanda di D’Arienzo, però, il terrore corre sul filo: sto cercando di seguire una ronda inesistente quando mi sbarra il passo una donna semiriversa a terra. Mi pianto sulle punte e la guardo cercando di capire il motivo dell’inconsueta posizione, quando da dietro al suo collo, fino ad allora ammantato in un cono d’ombra, spunta un volto scarno, scavato, palesemente, anzi, direi ostentatamente privo di chioma, zigomi sporgenti, guance incavate, occhi infossati, ancorché chiusi…un tizio seccallampanato che si rigira la fimminazza risollevandola dall’improbabile casché, se la posiziona a mo di sciarpa al collo, poi la rivolta e esce dall’angolo con un ocho felpato e caracollante, prima di roteare ancora di centottantagradi e riprendere il tutto daccapo, ma diretto a centropista.
Scioccato termino la tanda e ordino qualcosa di forte…sono li che mi riprendo e mi chiedo se ho davvero visto il maligno, quando Gl. mi si avvicina alle spalle e provocandomi un comprensibile sussulto mi fa:
- L'hai visto “l’Urlo” ? - ah, ecco chi cazzo mi ricordava…non era l’Anticristo libero di pascersi sulla terra e spupazzarsi le milanesi, è l’Urlo di Munch !
- preciso spiccicato, no ?
- già…se lo ribecco in pista lo falcio…gli faccio fare la fine dei Nazgul nel “Ritorno del Re”…
- Frodo, calmino che è lungo una quaresima !
- Si, ma io ho lo sturacessi del potere !
- Cin
- Cin
Per il resto niente da segnalare. Fino al sabato sera. Gl. ha scelto il locale per la cena. Che si tratti di una “Cozzeria” non pare di ottimo auspicio per la serata…Mentre lo zio Tomtom ci porta alla Mariposa colgo lo sguardo di E.P. e sono convinto che si sta chiedendo quanti cazzo di piatti di (a)matriciana ci servirebbe il Baffo per 36 euri a testa (…e qui apriamo una lunga parente, tipo una zia materna, che è alta uneottantatrè: il Baffo gestisce una bettola vicino alla milonga dei serpenti, vi ceniamo da anni tutti i giovedì. Il Baffo 36 euri a testa da noi non li ha mai presi nemmeno la notte di natale. Per la cronaca, nel caso fossimo disposti a darglieli - ipotesi per sé peregrina - e fatti i debiti conti, 36 euri equivarrebbero ad un antipasto "sfonnapanza", almeno 3 piatti copputi di matriciana, una porzione abbondante di abbacchio con patate, vino rosso ad libitum e fernet come se piovesse…e mò richiudo la zia, sennò mi si fredda dentro).
L’accoglienza alla Marippa è trionfale. Ci sono quasi tutte le conoscenze milanesi, nonché una delegazione da Genova. Il posto è caldo.
Gl. ha fatto una marchetta tanghera al ballo delle debuttanti, arriva tardi ed è vestito come un pinguino. Ma è giusto in tempo per far incazzare Millelire. (E qui riapro la zia e riporto il profilo di Millelire stilatomi da Gl.: Il viso ricorda la banconota del vecchio conio. Acconciatura ottocentesca . Sfruttata per darsi una serietà e un certo rigore. Così come il vestito: pantaloni neri e maglione aderente rigorosamente nero. E’ un approccio serio alla seduzione. Discreto ballerino , utilizza il ballo per sedurre cuori di avvenenti signore di mezza età, che incontra nelle milonghe di tutt’Italia e che poi abbandona affrante e con il cuore a pezzi). Il gioco preferito da Gl. è “Facciamo incazzare Millelire !“ Di seguito il regolamento: si tratta di invitare a ballare la donna con cui sta conversando Millelire . Ovviamente Millelire non sarà contento che qualcuno porti via la conversatrice di turno. La risposta ad un’eventuale obbiezione o presa di posizione del tapino dovrà invariabilmente essere, rivolgendosi a lei: "Ma che sta dicendo? sono argomenti interessanti?". Si guadagnano 5 punti ogni volta che si riesce a ballare con la preda del nostro dongiovanni preferito...Alla fine della stagione invernale chi totalizza più punti vince il consueto mentino già succhiato da un vip.Gl. mette a segno un colpo da maestro sottraendogli la C. di Genova dopo prolungata, sfacciata e irritantissima insistenza. Non ne posso più dalle risate quando mi accingo a recare un rum e cola alla portatrice di vestito rosa a pois, nella segreta speranza che mi faccia fare un giro col suddetto (il rosa mi dona)…ma niente da fare, nonostante il rum di contrabbando sia un privilegio riservato agli amici dell’Akillo (ci costringe a tenerlo nascosto in un sacchetto per le scarpe posato sul tavolo…machissenefrega !), non strappo il vestito - nel senso del permesso di indossarlo – e vado via deluso
Mi consolano 25 tande col mio fiore favorito: La Viola !
La domenica inizia tardi e decisamente meglio: con polenta taragna e brasato al posto di caffè e cappuccino. E.P. è andato a Brescia, a casa di amici, Gl. ed io ci svacchiamo sul letto e lasciamo scorrere sullo schermo satellitare tutto lo sport possibile e immaginabile…non trovando però un match di curling, optiamo per un prolungato commento sui culi delle pattinatrici in velocità.Gl. ha una cena e ci molla prima della pratica all’Arcibellezza, E.P. è tornato in treno, sono le sei del pomeriggio e non è nemmeno ubriaco quando mi dice:Segretà, lo sai che a me questo posto mi ha sempre dato l’idea di una situazione figa, con bella gente (ride)
- Io non lo so perché...
- Come non lo sai ? Si chiama Bellezza ! (ride)
- No no, proprio non lo so perché !
- …
- Perché cazzo continuo a frequentarti…sarà il mio masochismo innato
- Sarà..
Dentro, comunque, la situazione non brilla per simpatia dei frequentatori. Spesso si sente mormorare dai così detti Bellezziani , “che palle invitare ‘ste donne … meglio l’herpes”… Frangente disperato.
- Presidé, c’è una che sta guardando di qua…è brutta…guarda te !
- … Come al solito
Memore delle difficoltà presidenziali nel debutto di Venerdì, lascio la M. al tavolo per consentire a lui l’applicazione della “regola dell’amica” di cui sopra. A me ancora non va molto di ballare. L’atmosfera mi deprime. Per cui opto per la “Norma del Capobranco”, che come tutti sanno è una soluzione estrema. Recita così: in una situazione apertamente ostile, ed in mancanza di amiche di adeguato livello, bisogna puntare dritti alla ballerina migliore ed invitarla per prima. Se ti dice bene ed ella per cortesia, sorpresa o culo, acconsente, nessun’altra avrà mai il coraggio di rifiutare. E per di più si sentirà lusingata di essere posta almeno al livello dell’ape regina. Se va male si può sempre ritentare scalando verso il basso, la seconda scelta penserà che il nuovo arrivato deve essere davvero bravo se ha puntato direttamente la capobranco, e sarà tentata di accettare l’invito. ATTENZIONE, la regola non é assolutamente applicabile a Buenos Aires, dove il livello della migliore in sala può facilmente essere t.a.p.c. (scil.: troppo alto per chiunque).
Al Bellezza, però, la regola si applica tranquillamente. Individuo la meno peggio (giuro !) e vado. Non credo alle mie orecchie, il dialogo che ne segue è davvero surreale
- Ti va di ballare ? mi guarda, ci pensa a lungo, già mi girano i coglioni: se devi dire di no, dillo…sopravviverò ! poi, incredibile dictu, mi fa:
- tu sei principiante o intermedio ?
occazzo ! ti ho vista ballare e, ti assicuro, questo show non puoi proprio permettertelo, x cui:
- non ne ho la più pallida idea ! Apertemente disorientata - Come ? Ma da quanto tempo balli ? Naaaaa, mò te sdereno - Da un tot !
- Un tot ? Vabbè (aria rassegnata !)
Poi durante il ballo, una volta capito "chi comanda":
- scusa sai, x prima…tutte quelle domande…ma, o…
- scusa, ti dispiace rimandare le chiacchiere alla cortina…sai, mentre si balla…
- hai ragione, scusa…
Infine, durante la cortina:
- dicevo, mi sono operata al tendine un anno fa, così non accetto inviti da chi balla da poco…sai, ti tirano, ti strappano
- umpf…beh, allora auguri, buona convalescenza !
- grazie, ma ora sto bene (sorriso) !
- davvero ? (il suo sorriso si spegne, il mio si accende)
La seconda botta di culo culinaria dopo la polenta della mamma di Gl. è l’Osteria del Treno: fagottini di formaggio d’alpeggio in salsa di mele; anatra al ginepro su polenta bianca perlata, Lagrein, mousse al cioccolato con salsa d’arance amare, Appleton 5 y.o….e vaffanculo anche due euri meno delle cozze della sera prima.
Gioione iperproteico e ultraglicemico stampato sul viso ebete quando si entra in milonga…meglio quando si scopre che il barista non tiene sotto controllo i bigliettini delle consumazioni…paghiamo solo l’ingresso ! La Viola non è più soltanto un fiore, diventa anche il mio colore preferito, stasera…finchè la nebbia non ci scorta a casa...due ore di sonno e poi corsa al treno…stavolta quello che viaggia !
Da: http://oblivion.blog.excite.it
(dopo acconcia discussione con la Zia Farola ;-) )
Chi non l’ha mai incontrata scagli la prima sacada!
No, non bisogna confonderla col tanguero mestruato. E’ storia ben diversa.
Il tanguero mestruato ha caratteristiche precise, costanti eben riconoscibili dal di fuori.
La tanguera umorale no, sfugge alla classificazione.
Anzi ella si caratterizza proprio per questa sua altalenante natura.
Incontrarla è sempre un esperienza del quarto tipo, il tanguero medio lo sa.
Vista da fuori è sempre la stessa, ha l’apparenza di una donna normale, una tanguera ben disposta all’invito e alla danza.
Quando la vedi ballare con gli altri (e la studi) ti fai l’idea che la tanguera in questione (come tutte) balla bene con quelli bravi e balla male con quelli che non la sanno portare. Errore. Non ti sei soffermato a valutare la sorprendente evidenza contraria: la tanguera umorale (incongruamente) può ballare bene con quelli che non la sanno portare e male con i bravi. E’ un pensiero che la mente tanguera non può sostenere. Magari la prima volta che la inviti avverti con stupore il suo abbraccio empatico. Scopri che il suo abbraccio si conforma al tuo in ogni aspetto, la marca fluisce morbida, facile come quella di una comparesa familiare. E' totalmente nella tua frequenza. Segue ogni minima intenzione con assoluta dedizione, risponde attenta ad ogni sfumatura. Prensente, leggera. Un olio. Un’anima gemella tanguera. Chi l’avrebbe detto! Cotanto tesoro sotto quella apparenza normale!
Magari anche la volta seguente la inviti (lei non è diversa: stessa faccia, stesso abito. E nemmeno la milonga è diversa: stessa situazione, stessa musica) e ti ritrovi tra le braccia un ultracorpo cheha preso possesso di quella poveretta. L’abbraccio è scomodo, quasi respingente, la marca è tutta un'opera di persuasione fallimentare; la tanguera umorale sfugge da ogni parte, anticipa, ritarda, va’ pe’ li cazzi sua, prende iniziative azzardate, ti salta in braccio. Una marziana. A volte persino prende il comando e tenta di guidare. É l’anarchia. Un’estranea totale, un’altra cosa, un’altra persona.
Forse la sua gemella cattiva, chissà…
Iltanguero medio si scioglie da quell’abbraccio più perplesso che persuaso. Come davanti ad un enigma insoluto.
Non sa che dirsi, non che pensare di quella stessa persona.
Magari qualche tempo dopo la inviterà ancora. Per provare a capire. E ancora scoprirà il ritorno dell’anima gemella tanguera e ancora di sua sorella (the bad sister) la marziana anarchica E così via, senza riuscire mai a darsi una spiegazione, a trovare il busillis, a farsi un'idea unificante e rassicurante. Il fatto è che non c’è un' idea unificante della tanguera umorale. Non datur. La tanguera umorale è ambivalente. E’ umorale nel tango. Solo dentro il tango. Durante il tango. E finchè non la balli non puoi sapere che faccia ha il suo umore tanguero, dal momento che nulla ha a che vedere con l’umore di essere umano.
La tanguera umorale, del resto, a sua volta sembra (più o meno consciamente) ignorare la doppia personalità che alberga in lei. Come se non la riguardasse.
Il fatto è che le anime di questa doppia personalità tanguerasi alternano solamente dentro di lei senza che nulla da fuori lasci presagire alcunché o le faccia riconoscere come tali.
Credo che sia uno dei tanti misteri gloriosi del tango.
Parola di tanguera umorale.
Da qualche mese visitiamo un corso per avvanzati ++ (livello nella nostra città, non dice troppo ;) ). Adesso sono un piccolo po' scontento perché dimentico relativamente veloce che cosa abbiamo fatto qualche settimana fa (o in un workshop). Abbiamo bisogno di esercitare che una sequenza si sente buona e in modo corrente per noi, però una settimana è sempre troppo corto. In milonga vogliamo ballare e godere il tango come va. E non va che cosa non è dentro.
Penso che un modo sarebbe filmare il maestro, ma nessuno lo fa qui. Sento che il nostro maestro non vuole che si può vedere su YouTube mentre insegna, è la sua professione e anche lui deve vivere ;), quindi fino a questo punto non abbiamo chiesto (lui chiederò la prossima volta, posso vivere con un NO).
Possiamo filmare noi stessi mentre esecitiamo (se lo facciamo...), ma poi forse solidifichiamo anche gli errori.
Possiamo notare i passi ma è molto complicato secondo me.
So che la parte del tanguero è tante volte più difficile, noi donne dobbiamo "solo" seguire (è vero?)
Ecco le mie domande:
Che cosa fate voi per ricordare bene le lezioni?
a) gli uomini
b) le donne
c) come coppia. Vi piace quando il partner "critica" (naturalmente solo in modo positivo e non mai infamante)? Ballate tutto che cosa avete imparato o vi prendete la parte migliore? Chi decide?
Sono anni che vado componendo un “Bestiario Tanguero” , illustrato per giunta.
Avrebbe voluto essere un manualetto etologico sulle varie specie e sottospecie che compongono la cosidetta fauna della milonga (e relativi consigli di sopravvivenza),
In realtà non è un manuale, è solo un elenco sragionato delle tipologie di varia umanità e bestialità che si possono incontrareabitualmente nell'habitat della milonga. Ogni tanto e ogni tango lo aggiorno.
Oggi vorrei parlare di una particolarissima specie diffusa in ogni milonga che non si rispetti: il tanguero mestruato.
Si sa (non è più un mistero) che ormai anche il genere (la specie!) maschile c’ha le sue cose, chiamatele “paturnie” o come vi pare. Insomma anche negli uomini si verifica una ciclica alterazione del comportamento, dell’ umore, dovuta a sbalzi fisiologici (e psicologici) che sfuggono alla comprensione esterna (femminile in particolar modo) ma che deve avere una qualche coerenza, una spiegazione nascosta.
Il tanguero mestruato (o con le paturnie) si riconosce da alcune attitudini precise.
Ha in tutto e per tutto l’aspetto di un tanguero preparato: scarpa, camicia, ciuffo, postura, attitudine. Tutto in lui rivela che è ben conscio di appartenere all’ambiente milonguero.
Ma l'atteggiamento che più lo contraddistingue è una sorta di trans contemplativo.
Il tanguero mestruato può stare anche ore in meditazione osservando la pista, seguendo la musica con trasporto e con aria ispirata, quasi fosse lui ad aspettare l'invito per "quel" tango. Segue la musica come rapito e magari lancia lo sguardo verso una coppia da ballo che lo intriga o magari come un sonnambulo ad occhi chiusi sente il richiamo di uno strumento che si stacca dall’orchestra, bandonen … pianoforte, e mima col corpo e con le labbra quel suono irresistibile. Quasi lo tocca. Non vede l'ora di ballare. Pare.
Solitamente sta appoggiato ad un muro o a un pilastro del bailongo, rigorosamente in piedi, per ore… e non balla. No, non balla.
Scruta l’orizzonte come uno che attende qualcosa (forse la transustansazione dello Spirito Tanguero!) saggia coi piedi la temperatura dell’acqua milonguera in cui probabilmente si deve acclimatare prima di tuffarsi. Non vuole il trauma del tuffo brutale, così in medias res. Lui si deve preparare, pian pianino. La paturnia vuole così. E guai a non capire questa evidenza e a forzare la cosa! La reazione potrebbe essere uterina alquanto.
Intanto passano i minuti,i quarti d’ora, le mezzore, l’ora, le ore. Intanto passano le tande, le milonghe sfiziose, il tanghi appetibili, le ballerine piacevoli.
Passa un'intera noche de tango. E lui lì, fermo, imperterrito, impermealbile, autistico, saldo nel suo angoletto con l’aria ispirata di chi studia, di chi aspetta paziente il momento giusto in cui tutte le congiunture astrali del suo corpo, della pista, della musica, della ballerina, delle altre coppie, del musicalizador, della digestione, della peristalsi, dei follicoli, del passaggio della costellazione delle Pleiadi, convergano simulmutanaente all’allineamento dell’asse terrestre, all’apertura di tutti i suoi chakra, al ciclo boreale delle maree, ai transiti dei controtempi, alla quadratura dei traspie. Mica pettinare bambolotti.
Intanto tutto l’altro mondo intorno, ovvero decinaia e decinaia e decinaia di donne sedute, di povere craste tirate a lucido e messe pazientemente nella dura gavetta dell'eterna panchina seguidora, lì nella perenne attesa disattesa, decinaia di donne aspettano (senza troppe paturnie, senza troppi "ma", perchè questo passa il convento milonguero ed è giusto pure dire "grazie") di essere scelte da un invito qualsiasi a cui pazientemente adattarsi … tutto quel mondo di donne sedute... lo odia. Intensamente. Al paturniato sfugge quest’altra congiuntura. O forse il suo istinto la percepisce e fa in modo di tenerlo ben alla larga da quelle femminili miradas di sprezzo che ormai lo conoscono. E lo ignorano persino con lo sguardo.
Ecco che poi il musicalizador annuncia gli ultimi tre tanghi! Lui è pronto, lancia la mirada ortodossa, sorride a una ballerina (alla prescelta o a quella che rimane), chiude gli occhi, fa un bel respiro e balla, finalmente. Balla. Bene pure. Otto minuti dopo è tutto finito. Pure la paturnia.
Visto che uno la musica la scrive anche per gli altri, mi piace postare di nuovo qui - con incoraggiamento della farolit - due mie ultime tande, come augurio musicale affettuoso ai cari queridi per il nuovo anno tanghero, che finisca solo per ricominciare, rinnovato, continuamente.
La prima l'ho scritta per lo spettacolo 'La catedral' della compagnia Naturalis Labor.
Succedeva tutto in una milonga abbandonata, e tra una Gran Muneca di Di Sarli e un Underground Tango, prendeva forma questa Ultima tanda, danzata da una coppia sola su un pavimento pieno di scarpe. Io l'ho immaginata come una sensazione assoluta di ultima tanda, la coppia è esausta e si scioglie lentamente in una sola entità, su un ritmo di milonga immobile, durante la quale appaiono ricordi di tanghi eterni. (quali?)
E poi, le scarpe a terra incominciano a salire. Su su su, lentamente.
La seconda è la mia cumparsita, l'ultimo abbozzo.
(Un precedente abbozzo apparve credo tempo fa in tangoquerido.)
E' incompleta, com'è giusto che sia. Per ora.